“La DMT e la mia isola che non c’è!”

Al termine del mio percorso in DMT, l’idea di scrivere la tesi nasce dal difficile cammino intrapreso dopo la laurea in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva: tante conoscenze e tanta motivazione ad iniziare, ma altrettante difficoltà nel trovare degli spazi e delle persone che scommettano su di te giovane inesperta. Questo mi ha fatto pensare: “un giorno avrò la mia isola che non c’è!“; un posto dove potrò sperimentare e crescere sempre al servizio dell’altro.

Partendo da questo sogno, ho iniziato a sviluppare un progetto che si propone di creare appunto un’ “isola”, ovvero uno spazio fisico dove la pratica clinica, la ricerca e la didattica possano unirsi per sostenere i disabili e i giovani studenti. Isola come luogo in cui poter realizzare il proprio Sé (tanto per il professionista quanto per il paziente), ma in continua comunicazione, attraverso le “correnti marine”, con luoghi e persone anche lontane e unite dalla stessa voglia di fare, quali esperti del settore con cui poter creare delle collaborazioni.

Per me, quest’isola è uno spazio aperto in cui disabilità e non possano incontrarsi e scoprire la ricchezza della loro diversità, realizzando esperienze che coinvolgano i cittadini tanto estranei a questo mondo; un luogo dove poter scommettere su ciò che ancora non si conosce che, per me, diplomanda in Danza Movimento Terapia, vuol dire anche provare a fissare i riferimenti scientifici alla base di questa disciplina ancora tanto inesplorata, sia con la ricerca che con la sperimentazione sul campo.

Se dovessi rappresentare graficamente l’idea, disegnerei un grande cuore, in cui atri e ventricoli costituiscono le varie zone dell’isola: a destra ricerca e formazione, a sinistra riabilitazione e Danza Movimento Terapia, comunicanti tra loro. Un cuore circondato dal mare che attraverso le correnti, rappresentate da frecce bidirezionali, si collega alle terre vicine e lontane in un continuo fluire.

La presente tesi vuole essere un viaggio alla scoperta dell’isola sopra descritta: si parte, infatti, dal presentare l’approccio riabilitativo al bambino per arrivare a illustrare i casi in cui questo non basta e la Danza Movimento Terapia rappresenta uno strumento fondamentale di affiancamento, fino a cercare di cogliere quali sono gli elementi che hanno in comune le due discipline.

Proprio basandosi su questa integrazione, nella seconda parte, si delinea un possibile percorso di Danza Movimento Terapia per il bambino; questo si sviluppa a partire dal momento dell’osservazione che permette di cogliere le caratteristiche principali del bambino, di definire gli obiettivi da raggiungere in base alle necessità dello stesso e, di conseguenza, di capire quali sono le cellule di lavoro più adatte per raggiungerli.

Nel delineare il percorso, si propone un nuovo strumento di osservazione: una scheda che prende in considerazione, oltre alla funzione motoria anche quella cognitiva, visiva, percettiva e l’area della interazione e della relazione. Il bambino, infatti, non può essere considerato come un “adulto in miniatura”, ma piuttosto come un soggetto in via di sviluppo nel quale diverse aree si influenzano tra loro. Pertanto, anche il danza movimento terapeuta deve essere in grado di cogliere, oltre agli aspetti descrittivi e qualitativi del movimento, anche gli elementi basilari delle altre funzioni.

L’ultima parte della tesi è dedicata al lavoro con gli adulti, grazie al quale ho conosciuto una nuova parte di me. Dalle danze fatte di magia e melodia con i bambini alle danze energiche e ritmiche con gli adulti…nuovi cerchi che mi hanno portato ad un’evoluzione personale e professionale.

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